Learn Italian language with An Italian Cinema CoursePer gli studenti di Italian Virtual School fare un Corso sul Cinema italiano. Il Corso si sofferma su alcuni tra i più importanti film italiani fornendone la chiave interpretativa e permettendo agli studenti di approfondire e migliorare il proprio livello di italiano.Il Corso è rivolto a studenti con livello uguale o superiore al B2 e i film analizzati saranno presentati non in senso cronologico ma per tematiche salienti.
Giuseppe Croce, che insegna con Italian Virtual School, terrà il corso e ne farà l’introduzione nel testo che segue. In particolare si soffermerà sui seguenti film: Roma Città Aperta, La Ciociara, Una Giornata Particolare, Le Quattro Giornate di Napoli.

Per ulteriori informazioni: [email protected]

Buona visione.

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Corso di Cinema Italiano

Conosciuto nel mondo soprattutto per il “Neorealismo”, il cinema italiano è in realtà soprattutto un cinema fatto di storie e di generi, più che di movimenti cinematografici e poetiche ben identificabili. Nel ripercorrere i grandi capolavori della storia del cinema italiano vedremo insieme come l’aspetto tematico (storia e contenuti) e stilistico (tecniche ed estetica) si intrecciano costantemente.
E terremo conto delle vostre considerazioni personali. Perché l’analisi di un film e la storia del cinema è fatta anche dalla percezione degli spettatori, dalle vostre intuizioni e considerazioni al di là del vostro bagaglio culturale.

1. L’Italia durante la guerra

“Roma Città Aperta”

Girato nel 1945 e ambientato nel 1943, poco prima dell’arrivo degli Alleati nella capitale, “Roma Città Aperta” di Roberto Rossellini è considerato uno dei film più rappresentativi del Neorealismo.
Qui potete vedere la sequenza dell’uccisione di Pina interpretata da Anna Magnani.

 

 

 

Già da questi primi due fotogrammi, però, possiamo notare come il Neorealismo di “Roma Città Aperta” è composto da due anime: una naturalistica, che tende a voler rappresentare la realtà, quasi documentaristica. L’altra è plastica, figurativa, estetica.
Il secondo fotogramma ricorda, infatti, quasi un’immagine sacra.

 

 

 

 

 


La deposizione di Caravaggio

E guardate questa clip di estrema violenza:

Vengono in mente i capolavori del cinema muto (scopriremo quali).

 

 

 

1. Nosferatu (1922) regia di Friedrich Wilhelm Murnau
2. La passione di Giovanna d'Arco (1928) regia di Carl Theodor Dreyer

Luci e ombre attraversano il Neorealismo e tutto il cinema italiano che è un cinema, ripetiamolo, fatto di generi. Il panorama cinematografico italiano ci offre uno spaccato molto diverso rispetto ad altri paesi europei: i registi non abbandonano mai una certa anima popolare, la voglia di raccontare storie e di ricorrere ai tòpoi.

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“La Ciociara”

Lo vedremo meglio in “La Ciociara”, film di Vittorio De Sica del 1960 con Sophia Loren e Jean-Paul Belmondo.

 

 

 

 

Famoso per la scena finale dello stupro (che ricorda molto alcuni famosi film dell’orrore anche italiani), il film è anche un interessante affresco della vita dell’Italia contadina del 1943 e dello scontro tra fascisti e antifascisti che in questa clip è raffigurato come se fosse un western o un gangster movie:












L'intellettuale antifascista interpretato da Belmondo

Approfondiremo insieme il tema dell’antifascismo e scopriremo a quali altri generi si ispira “La Ciociara”.

“Hanno messo il duce in prigione”
“Se è vero posso morire contento”

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“Una giornata particolare”

Diciassette anni dopo (1977), ancora Sophia Loren è protagonista con Marcello Mastroianni di “Una giornata Particolare”, regia di Ettore Scola, di cui possiamo vedere il bellissimo piano sequenza iniziale:

Scopriremo insieme le tecniche con cui Ettore Scola lo ha realizzato e analizzeremo il ruolo della donna, degli intellettuali e degli omosessuali durante il Fascismo.
La fluidità del piano sequenza iniziale (simbolo delle illusioni del Fascismo) crea un forte contrasto con il senso di oppressione vissuto dal personaggio di Marcello Mastroianni che esplode nella seguente sequenza:

Le lenzuola coprono la visuale. Le mura impediscono il contatto. La vitalità dei due protagonisti è ostacolata anche a livello estetico.

“C’è una frase nel tuo album: l’uomo deve essere marito, padre e soldato.
Io non sono né marito, né padre e né soldato”

Il finale del film è tra i più struggenti del cinema italiano, ma offre una possibilità di riscatto, attraverso la conoscenza e una certa fiducia nel futuro.

La stessa speranza è offerta da Rossellini nel finale di “Roma Città Aperta”.

E da De Sica in “La Ciociara” con l’unione simbiotica e simbolica (vedremo insieme l’aspetto psicologico del film) di madre e figlia sopravvissute.

Donne e bambini hanno un punto di vista privilegiato nel cinema italiano ambientato durante la guerra.

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“Le Quattro Giornate di Napoli”

In “Le quattro giornate di Napoli”, film di Nanni Loy del 1962, donne, anziani e bambini partecipano attivamente all’insurrezione per liberare la città di Napoli dai tedeschi.

 

 

 

 

Il film è in costante e perfetto equilibrio tra il cinema di guerra (con numerosi segmenti che sembrano venir fuori dalla realtà) e il film corale con tratti da commedia o da dramma ricco di pathos.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1962 il Neorealismo era certamente finito e aveva dato i suoi frutti. Qualcuno dice che è stato un movimento schizofrenico. Di sicuro non è stato unitario. Ma ha dato grandi prove di ingegno e maestria, prive di retorica.

Vi lascio con questa clip “Le 4 giornate di Napoli” (che commenteremo insieme) dove, credo, si coglie bene l’anima duplice e doppia del cinema italiano, un continuo ammiccamento all’estetica e ai generi (non solo cinematografici) con la capacità di non allontanarsi mai troppo dalla realtà.

Testo a cura di Giuseppe Croce.