Summer Italian Words, Pinocchio, Sapere or Conoscere

Summer Italian Words, Pinocchio, Sapere or Conoscere?

During the Skype Italian Classes, interesting topics always come up. Let’s see what we talk about this week!

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Summer Italian Words! What do we put into our luggage?

bermuda (white shorts)
vestiti bianchi (white clothes)
pantaloncini corti (shorts)
crema solare (sunscreen)
spazzolino da denti (toothbrush)
guida turistica (tourist guide)
occhiali da sole (sun glasses)
scarpe da trekking (trekking shoes)
cartine (maps)
costume da bagno (swimsuit)
infradito (flip-flops)
parasole (sun visor)
cappellino da sole (sun hat)
Have you got everything?

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Pinocchio, why (re)read it?

Having children means (also) to come back to forgotten stories. One of these is Pinocchio. While I was (re)reading it with my son in the evening, I discovered many forgotten details. Like the story of that snail, which goes down from the fourth floor in order to open the door for Pinocchio, and it takes nine hours for doing that! Here it is:

Sapere or ConoscereArrivò al paese che era già notte buia; e perché faceva tempaccio e l’acqua veniva giù a catinelle, andò diritto diritto alla casa della Fata coll’animo risoluto di bussare alla porta e di farsi aprire.
Ma, quando fu lì, sentì mancarsi il coraggio, e invece di bussare, si allontanò, correndo, una ventina di passi. Poi tornò una seconda volta alla porta, e non concluse nulla: poi si avvicinò una terza volta, e nulla: la quarta volta prese, tremando, il battente di ferro in mano e bussò un piccolo colpettino. Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezz’ora si aprì una finestra dell’ultimo piano (la casa era di quattro piani) e Pinocchio vide affacciarsi una grossa lumaca, che aveva un lumicino acceso sul capo, la quale disse:
— Chi è a quest’ora?
— La Fata è in casa? — domandò il burattino.
— La Fata dorme e non vuol essere svegliata: ma tu chi sei?
— Sono io!
— Chi io?
— Pinocchio.
— Chi Pinocchio?
— Il burattino, quello che sta in casa colla Fata.
— Ah! ho capito; — disse la Lumaca — aspettami costì, ché ora scendo giù e ti apro subito.
— Spicciatevi, per carità, perché io muoio dal freddo.
— Ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta. —
Intanto passò un’ora, ne passarono due, e la porta non si apriva: per cui Pinocchio, che tremava dal freddo, dalla paura e dall’acqua che aveva addosso, si fece cuore e bussò una seconda volta, e bussò più forte.
A quel secondo colpo si aprì una finestra del piano di sotto e si affacciò la solita lumaca.
— Lumachina bella — gridò Pinocchio dalla strada — sono due ore che aspetto! E due ore, a questa serataccia, diventano più lunghe di due anni. Spicciatevi, per carità.
— Ragazzo mio, — gli rispose dalla finestra quella bestiòla tutta pace e tutta flemma — ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta. —
E la finestra si richiuse.
Di lì a poco sonò la mezzanotte: poi il tocco, poi le due dopo mezzanotte, e la porta era sempre chiusa. Allora Pinocchio, perduta la pazienza, afferrò con rabbia il battente della porta per bussare un colpo da far rintronare tutto il casamento: ma il battente che era di ferro, diventò a un tratto un’anguilla viva, che sgusciandogli dalle mani sparì in un rigagnolo d’acqua che scorreva in mezzo alla strada.
— Ah! sì? — gridò Pinocchio sempre più accecato dalla collera. — Se il battente è sparito, io seguiterò a bussare a furia di calci. —
E tiratosi un poco indietro, lasciò andare una solennissima pedata nell’uscio della casa. Il colpo fu così forte, che il piede penetrò nel legno fino a mezzo: e quando il burattino si provò a ricavarlo fuori, fu tutta fatica inutile: perché il piede c’era rimasto conficcato dentro, come un chiodo ribadito.
Figuratevi il povero Pinocchio! Dové passare tutto il resto della notte con un piede in terra e con quell’altro per aria.
La mattina, sul far del giorno, finalmente la porta si aprì. Quella brava bestiòla della Lumaca, a scendere dal quarto piano fino all’uscio di strada, ci aveva messo solamente nove ore. Bisogna proprio dire che avesse fatto una sudata.

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The Radio 3 podcasts

Every afternoon on Radio 3 airs an interesting cultural program which is called Fahrenheit. Often interesting interviews take place. Here are following two of them, one to the journalist Concita De Gregorio, authoress of the book “Cosa pensano le ragazze” (What do the girls think), and one dedicated to the poet Valentino Zeichen, who died in Rome a few days ago.

ConcitaDeGregorio

ValentinoZeichen

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Sapere or Conoscere?

The Italian uses two verbs (“conoscere” and “sapere”) to indicate something that in English is said with only one verb: to know. So what is the difference between the two? In which cases do we use “conoscere” and in which “sapere”?

Let’s start with the simplest thing: Non lo so! (I don’t know) or conversely, Sì, lo so! (Yes I know!). So far it is simple.

But we also say: Conosco molto bene l’Italia, Conosco l’italiano, Non conosco quella persona, and So che l’Italia è penisola, So che l’italiano è una bella lingua, Non sapevo che quella persona fosse francese.

So if we want to express a specific knowledge with respect to something specific we use SAPERE CHE (So che Bearzot era un famoso allenatore della nazionale italiana), if we want to express that you have a general knowledge with respect to a given topic or a person also, we use CONOSCERE (Conosco il calcio italiano).

Here you find a final review about the verb sapere: The Use of The Verb Sapere in Italian. It includes and analyses the most common meanings of Sapere.

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Pier Paolo Pasolini e la lingua italiana